Perché i bambini chiedono la stessa storia ogni sera
Lo stesso libro, ogni santa sera. Ecco cosa fa la ripetizione per il cervello di un bambino piccolo, e come conservare la tua sanità mentale nel frattempo.
Di Justin Plute · · 3 min di lettura
La ventesima lettura non è la prima un'altra volta. È il ventesimo strato.
Ogni casa con un bambino piccolo ne ha uno. Il libro. Da noi era Peter Pan: dorso spaccato, una pagina riattaccata con lo scotch due volte, quello che potevi recitare dal corridoio mentre ti lavavi i denti.
Hai proposto altri libri. Libri più belli. Libri con le finestrelle. Il bambino li ha guardati con educazione e ha allungato la mano oltre, verso lo stesso di sempre, di nuovo.
Sono uno zio, non un genitore, il che significa che in visita mi consegnano il libro con le parole “vorrà questo”. Mia nipote Melissa voleva Peter Pan ogni singola volta, per anni. Adesso è alla UW. Un tempo lo trovavo leggermente esasperante. A un certo punto sono arrivato a pensare che sia una delle cose più utili che un bambino piccolo fa in tutto l’anno.
Cosa ricava un bambino dallo stesso libro?
Un adulto legge una storia una volta e ne esce con la trama. Un bambino piccolo ne esce ogni volta con qualcosa di diverso.
Le prime volte: cosa succede. Poi le parole stesse; comincia a finire le tue frasi e a correggerti quando salti qualcosa. Poi le figure, nel dettaglio, compreso il topolino minuscolo in ogni pagina che tu non avevi mai notato. Poi i sentimenti: perché il personaggio è triste a pagina sei, ed è giusto? Alla fine la struttura, e comincia a raccontartela lui, e a inventarne di sue con le stesse ossa.
La ventesima lettura non è la prima un’altra volta. È il ventesimo strato.
Perché la storia conosciuta calma così tanto?
La buonanotte è piena di cose che un bambino non decide. Quando si spegne la luce. Se è stanco. Cosa c’è domani. La storia è l’unica cosa che controlla del tutto. Ne conosce ogni parola. Niente lì dentro può sorprenderlo.
Per una persona piccola quella certezza è riposante in un modo in cui una storia nuova non può esserlo.
Guardare piano
Abbiamo un personaggio per questo. Oko è rotondo e rosso con un occhio grandissimo, e cerca le lettere nascoste nel bosco. Non ha fretta. Preferisce trovare una lettera per bene che dieci di corsa. L’ho scritto così perché è esattamente quello che fa un bambino che rilegge il suo libro preferito: guardare piano, trovare cose davanti a cui noi altri siamo passati senza vederle.
Come si sopravvive alla quarantesima lettura?
Passagli il libro. Verso i quattro o cinque anni, quasi tutti i bambini sanno “leggere” il preferito a memoria. Lasciaglielo fare. Quando tocca a te, sbaglia apposta e lascia che ti becchi.
Cambia una cosa. Dai il raffreddore a un personaggio. Leggilo sussurrando. Fai dire “miao” al cane. Ti tiene sveglio, e gli mostra che una storia può piegarsi.
Aggiungi, non sostituire. “Il nostro libro, poi uno nuovo.” Il preferito resta al sicuro e il nuovo ha la sua occasione.
E accorgiti di quando finisce. Una sera sceglierà qualcos’altro e il vecchio libro tornerà in silenzio sullo scaffale. Vuol dire che ha finito con lui. Vale la pena accorgersene, perché non tornerà.
Justin Plute è il fondatore di StoryToons. Non ha figli suoi, ma ha ventiquattro nipoti.