Come raccontare una storia al buio (senza libro)
Un modo semplice per inventare una storia della buonanotte, per i genitori che si bloccano quando si spegne la luce. Una forma, tre domande e una luce.
Di Justin Plute · · 3 min di lettura
Qualcuno di piccolo, un viaggio breve, tre incontri, a casa. Dagli una luce. Fermati prima di restare a secco.
“Raccontami una storia. Non da un libro. Dalla tua testa.”
Se ti viene il vuoto in testa, sei in buona compagnia. Me l’hanno chiesto tanti nipoti, spesso tre alla volta, ognuno che voleva essere l’eroe. Quasi tutti sappiamo leggere ad alta voce per una giornata intera e poi ci blocchiamo quando ci chiedono di inventare qualcosa, alla fine di una lunga giornata, al buio, davanti a un pubblico che nota tutto.
Il trucco non è essere creativi. È avere una forma e riempirla.
L’unica forma che ha ogni storia della buonanotte
Quasi ogni storia che un bambino piccolo ama ha le stesse ossa.
Qualcuno di piccolo vuole una cosa semplice. Va da qualche parte a prenderla e incontra tre cose lungo la strada. La terza lo aiuta, e torna a casa.
Tutto qui. Qualcuno di piccolo, un viaggio breve, tre incontri, a casa. Una volta che conosci la forma, puoi raccontarne una nuova ogni sera senza mai dover essere brillante.
Tre domande per riempirla
Chiedi a tuo figlio, o rispondi tu se ha già troppo sonno.
Di chi parla? Un topo. Una bambina con una lanterna. Un calzino. Qualunque cosa dica, quello è l’eroe.
Cosa vuole? Trovare il suo cappello. Scoprire che sapore ha la luna. Arrivare dall’altra parte del giardino.
Qual è la prima cosa che incontra? Una rana. Una porta. Una nuvola che è triste. Lasciale dire una battuta, poi vai avanti.
Ora hai un eroe, un desiderio e una prima scena. Il resto è “e poi”. Chiudi ogni incontro in poche frasi, lascia che il terzo aiuti, e avviati verso casa.
Perché l’eroe dovrebbe portare una luce
Le storie raccontate al buio vanno meglio quando l’eroe porta una luce. Una lanterna, una candela, un insetto luminoso in un barattolo. Ti dà qualcosa da descrivere quando resti a secco (“la lanterna tremolò, e nel tremolio lei vide…”), e dà a tuo figlio qualcosa a cui aggrapparsi quando la storia fa un po’ paura.
È anche un finale incorporato. La luce si abbassa; è ora di tornare a casa; l’eroe è al sicuro a letto; la luce si spegne. Poi la tua.
È la regola con cui vive il nostro personaggio Vela. Porta una lanterna con dentro una stella e la tiene bassa, perché i luoghi che visita esistono solo al buio.
E se tre bambini vogliono tutti essere l’eroe?
È la mia situazione abituale. La soluzione è che la forma ha tre incontri, quindi l’eroe incontra gli altri due. Il più grande è l’eroe stasera, quello di mezzo è la rana, il più piccolo è la nuvola che è triste, e alla nuvola tocca la battuta migliore. Domani si ruota. Nessuno ha mai protestato per fare la nuvola, una volta sentita la battuta.
Quando ti blocchi
Di’ quello che vedi. Descrivi la stanza della storia: il colore del cielo, il suono dell’erba. Ai bambini la lentezza non dispiace.
Chiedi a loro. “Secondo te cosa c’era dietro la porta?” Qualunque cosa dicano è giusta. Usala.
Ripeti qualcosa. Un suono, una frase, una piccola battuta. Per un bambino la ripetizione sembra mestiere, e ti fa guadagnare tempo.
Finisci presto. Una storia che finisce mentre ne vogliono ancora è una storia che chiederanno di nuovo. È questo l’obiettivo.
La prima sera non sarai bravo. Alla quinta, il bambino penserà che sei il miglior narratore del mondo. Nel senso che conta, avrà ragione.
Justin Plute è il fondatore di StoryToons. Non ha figli suoi, ma ha ventiquattro nipoti.